Naples insurgée 1647-1648 : De l’événement à la mémoire PDF

Questa è una voce in vetrina. Masaniello è uno dei personaggi più naples insurgée 1647-1648 : De l’événement à la mémoire PDF della storia napoletana.


En 1647 et 1648, la ville et le royaume de Naples furent secoués par une vague révolutionnaire contemporaine de la Fronde et de la révolution anglaise de Cromwell. L’histoire a retenu la simple image de Masaniello, pêcheur devenu capitaine général, que l’assassinat après 10 journées de pouvoir transfigure en « martyr » du peuple. Les événements européens, la violence des combats à Naples et la singularité de Masaniello ont occulté l’ampleur du mouvement révolutionnaire. Plusieurs centaines de jacqueries contre les seigneurs se déroulèrent dans les villages et les villes du royaume et débouchèrent sur des conflits armés. Longtemps perçue comme une révolte nationale italienne contre le souverain absentéiste, Philippe IV d’Espagne, la révolution napolitaine retient l’attention par les pratiques politiques originales et les symboles qu’elle déploie, que l’historien découvre grâce aux riches et nombreux manuscrits ainsi qu’à une abondante iconographie. Le travail de mémoire des événements s’est opéré par recouvrements successifs, à l’image des populations méridionales et des architectures de la Ville capitale, modelant et déformant l’événement alors que les historiens ne cessent d’en découvrir les éléments épars.

La rivolta fu scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti di necessario consumo. Nonostante la breve durata, la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città, aprendo la strada per la proclamazione dell’effimera e filofrancese Real Repubblica Napoletana, avvenuta cinque mesi dopo la sua morte. Per molto tempo si è creduto che Masaniello fosse originario di Amalfi, mentre in realtà nacque a Vico Rotto al Mercato, uno dei tanti vicoli che circondano piazza del Mercato a Napoli. Iscrizione presso la casa dove Masaniello nacque e visse.

A 29 giugno 1620 Thomaso Aniello figlio di Cicco d’Amalfi et Antonia Gargano è stato battezzato da me Don Giovanni Matteo Peta, et levato dal sacro fonte da Agostino Monaco et Giovanna de Lieto al Vico Rotto. La celebrazione avvenne lo stesso giorno della nascita, nella stessa chiesa dove nel 1641 Tommaso Aniello sposò poi la sedicenne Bernardina Pisa. Lo storico Giuseppe Galasso ipotizza che l’equivoco sia stato agevolato e incoraggiato da un consapevole atteggiamento del potere e della cultura ufficiale della Napoli spagnola. Il luogo dove si trovava la casa di Masaniello a Vico Rotto al Mercato come si presenta oggi. La famiglia di Masaniello era umile ma non poverissima. Amalfi, era un pescatore e venditore al minuto. La madre, Antonia Gargano, incinta di Masaniello prima del matrimonio, era una massaia.

Napoli era all’epoca, con circa 250. Mercato, nei cui dintorni Masaniello trascorse tutta la sua vita, ne era il centro nevralgico. Punizione dei ladri al tempo di Masaniello, Micco Spadaro, 1647 ca. Era un giovine di ventisette anni, d’aspetto bello e grazioso, il viso l’aveva bruno ed alquanto arso dal sole: l’occhio nero, i capelli biondi, i quali disposti in vago zazzerino gli scendevano giù per lo collo. Spesso, per evadere la gabella, portava il pesce direttamente nelle case dei notabili, ma veniva quasi sempre ripagato male o colto sul fatto dai gabellieri ed imprigionato. La sua principale attività era però il contrabbando, tanto che nel 1646 la sua fama di abile contrabbandiere era già ampiamente consolidata nell’ambiente del Mercato.

Anche la moglie Bernardina, arrestata per aver introdotto in città una calza piena di farina evadendo il dazio, fu imprigionata per otto giorni. Per ottenerne il rilascio, Masaniello fu costretto a pagare un riscatto di cento scudi, che racimolò indebitandosi. Secondo la tradizione, fu proprio questo episodio a scatenare in lui il desiderio di vendicare la popolazione dagli oppressori. Durante uno dei soggiorni in prigione incontrò, nel carcere del Grande Ammiraglio, il giovane cavese e dottore in legge Marco Vitale, figlio illegittimo di un noto avvocato, che lo mise in contatto con alcuni esponenti del ceto medio stanchi dei continui soprusi dei gabellieri e dei privilegi della nobiltà. Alla situazione già esplosiva si aggiunse l’esempio della Sicilia, dove nel biennio 1646-1647 il malcontento popolare verso la forte tassazione provocò una serie di gravi tumulti cittadini. Il 24 agosto 1646, Messina fu la prima città siciliana sotto il dominio spagnolo ad insorgere contro le gabelle.

Masaniello ritratto da Aniello Falcone, 1647. Il 6 giugno 1647, alcuni popolani guidati da Masaniello e dal fratello Giovanni bruciarono i banchi del dazio a piazza del Mercato. Il cardinale Filomarino, ritratto in un mosaico a pasta vitrea di Giovan Battista Calandra del 1642. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio furono puniti tutti coloro che erano ritenuti responsabili delle gabelle, primo fra tutti Girolamo Letizia, il colpevole dell’arresto della moglie di Masaniello, a cui fu bruciata la casa nei pressi di Portanova. Seguirono la stessa sorte diversi palazzi nobiliari, le case di ricchi mercanti e quelle di altri influenti oppressori, tra cui quella di Andrea Naclerio, che fu in seguito fucilato.

Ottenere i documenti chiesti da Genoino fu molto difficile: diverse volte il viceré ed i nobili sottoposero all’esame del vecchio prelato dei documenti falsi o inutili. Un tentativo fu fatto anche dal duca di Maddaloni Diomede V Carafa che, una volta smascherato, fu costretto a scappare per salvarsi dalla furia dei popolani. L’uccisione di Don Giuseppe Carafa, Micco Spadaro, 1647 ca. Il 10 luglio, la quarta giornata di rivolta, Masaniello si era procurato già molti nemici. Il duca di Maddaloni allo scopo di attentare alla sua vita fece introdurre trecento banditi nella Basilica del Carmine, ritrovo dei rivoltosi. I banditi in realtà, servendo la nobiltà ai danni dei più umili, erano molto più simili ai bravi manzoniani che a dei semplici fuorilegge. Lo stesso giorno si addentrarono nel golfo di Napoli le galee spagnole di stanza a Genova agli ordini dell’ammiraglio Giannettino Doria.

Presunto ritratto di Masaniello nelle vesti di capitano generale. Iniziò da questo momento a frequentare la corte spagnola e fu coperto di onori dai nobili e dallo stesso duca d’Arcos. I suoi abiti non erano più quelli di un pescivendolo ma quelli di un nobiluomo, e sotto la sua casa a Vico Rotto venne eretto un palco dal quale poteva legiferare a suo piacimento in nome del re di Spagna. La tradizione vuole che la presunta pazzia di Masaniello fu causata dalla reserpina, un potente allucinogeno somministratogli durante un banchetto nella reggia. Probabilmente il comportamento di Masaniello era improvvisamente mutato a causa dell’improvvisa ascesa al potere, e gli « atti di follia » che commise erano in realtà causati dall’incapacità di gestire grandi responsabilità di comando.

Il 12 luglio iniziò inoltre ad ordinare diverse esecuzioni sommarie dei suoi oppositori, compresa quella di un bandito verso il quale Genoino gli chiese di essere clemente. Ormai il vecchio prete era consapevole di aver perso ogni influenza sul capopopolo e sulla rivoluzione. Il 13 luglio il viceré giurò solennemente sui capitoli del privilegio nel Duomo di Napoli: il popolo era alla fine riuscito ad imporre le proprie rivendicazioni al governo spagnolo. Questo successo, a cui Masaniello aveva contribuito più di tutti, non lo risparmiò dall’ostilità di alcuni suoi ex-compagni di lotta, tra cui Genoino che di nascosto tramava la sua eliminazione. Il 16 luglio, ricorrenza della Madonna del Carmine, affacciato da una finestra di casa sua, cercò inutilmente di difendersi dalle accuse di pazzia e tradimento che provenivano dalla strada.